Al cor gentil rempaira sempre amore analisi metrica

Al cor gentil rempaira sempre amore analisi metrica

di Guido Guinizelli


Analisi metrica:
Canzone composta da sei strofe di endecasillabi e settenari. Ogni strofa è composta di una fronte divisa in due piedi di due versi ciascuno, e da una sirma di sei versi. Lo schema metrico è il seguente: ABAB.cdcEdE

Analisi retorica:
Presenza di allitterazione: r (v. 1), l (v. 2), a (v. 3), a, n (v. 4), c (v. 5), s (v. 6), c (v. 10), a (v. 11), p (v. 12), c (v.14), c, l (v. 16-17), c (v. 18), f (v. 26-27), f, l (v. 31), s (v. 34), c (v. 36), d (v. 37), e, l, s (v. 40), d (v. 47), d (v. 50), d (v. 51), a (v. 52), l (v. 55), r (v. 56), c (v. 57), f (v. 60).
Presenza di elisione: ch’amor (v. 4), ch’adesso (v. 5), s’aprende (v. 11), n’ha (v. 15), ch’è (v. 13), stari’ altra (v. 24), com’ adamàs (v. 30), dis’omo (v. 33), com’aigua (v. 39), nostr’occhi (v. 42), ch’a (v. 55), s’in (v. 60).
Presenza di aferesi: ’l (v. 5, 7, 14, 31, 32, 40, 42, 43, 44), ’nnamora (v. 20), ’n (v. 21, 41, 42, 48), ’ntelligenzïa (v. 41), ’nfin (v. 43).
Presenza di apocope: cor (v. 19), amor, gentil (v. 3), gentil, amor (v. 4), gentil, cor (v. 11), valor (v. 13), sol (v. 14, 16), cor (v. 17), pur (v. 19), amor, tal, cor (v. 21), qual (v. 22), clar (v. 23), amor ( 26), gentil, cor (28), sol (31, 32, 34), reman (v. 32), alter, gentil (v. 33, 34), dar, om (v. 35), fòr (36), gentil (v. 33), riten (v. 40), crïator (v. 42), fattor (v. 43), ciel, obedir (v. 44), dar (v. 47), gentil (v. 49), obedir (v. 50), ciel, ‘nfin (v. 53), amor (v. 54), conven (v. 55), dir, angel (v. 57),
Presenza di enjabement: vv. 26/27, 49/50.

Similitudine: “come l’ausello in selva a la verdura” (v. 2), “così propiamente come calore in clarità di foco” (vv. 9-10), “come vertute in petra preziosa” (v. 12), “a guisa di stella” (v. 20), “per tal ragion sta ‘n cor gentile per qual lo foco in cima del doplero” (vv. 21-22), “come fa l’aigua il foco caldo per la freddura” (vv. 26-27), “com’adamas del ferro in la minera” (v. 30), “com’aigua porta raggio e il ciel riten le stelle e lo splendore” (vv. 39-40).

Chiasmo: “né fe’ amor anti che gentil core, né gentil core anti ch’amor” (vv. 3-4).

Anastrofe: “gentil core” (v. 3, 4), “prende amore” e “in gentilezza loco” (v. 8), “gentil cor” (v. 11, 28), “gentil cosa” (v. 14), “n’ha tratto fòre per sua forza lo sol” (vv. 15-16), “prava natura” (v. 25), “consimel loco” (v. 29), “del ferro in la minera” (v. 30), “Fere lo sol” (v. 31), “vile reman” (v. 32), “Gentil per sclatta torno” (v. 33), “a Lui obedir tole” (v. 44), “di lei obedir” (v. 50), “Lo ciel passasti” e “a Me venisti “ (v. 53), “amor Me” (v. 53), “d’angel sembianza” (v. 57).

Asindeto: “asletto, pur, gentile” (v. 19), “diletto, clar, sottile” (v. 23).

Figura etimologica: “’nnamora/Amor” (vv. 20-21), “splendore/splende” (vv. 40-41), “reina/regname” (v. 56).

Perifrasi: “suo fattore” (Dio, v. 43), “regina del reame degno” (Maria, v. 56).


Commento:
La canzone Al cor gentil rempaira sempre amore, viene generalmente considerata come il manifesto del Dolce Stil Novo, corrente letteraria del Duecento, nata dallo sviluppo di alcuni temi della scuola siciliana (a sua volta fortemente influenzata dalla poesia provenzale). Allo stilnovismo appartenne anche, fra gli altri, Dante Alighieri.
Non solo poesia d’amore, i temi trattati sono due: il cuore gentile ovvero la nobiltà d’animo e il rapporto con la donna, l’amore verso quest’ultima.
La nobiltà d’animo non è data a prescindere dalla stirpe di nascita, afferma il poeta, non dall’essere o meno portatore di un titolo nobiliare, bensì dalla natura. È la natura che dona ad un individuo la nobiltà d’animo. Essa tuttavia non esiste senza amore, così come l’amore non esisterebbe senza di essa. Sono due aspetti vincolati, strettamente correlati, che non possono esistere l’uno senza l’altro.
Ma come una pietra preziosa non può esserlo prima che la natura l’abbia resa tale e solo dopo la luce della stella (a quel tempo si credeva che le pietre preziose acquistassero proprietà e poteri per mezzo dell’influsso di un astro specifico per ogni tipo di pietra) può renderla in tutto il suo splendore e valore, così solo la donna, per tramite dell’amore, può rendere un cuore veramente gentile.
Si crea così un forte legame di interdipendenza tra natura, cuore gentile, amore, donna.
Ma Guinizzelli non si ferma solamente a questa teorizzazione che se da una parte imprime un timbro amoroso sulla poetica stilnovista, dall’altra ha anche elementi sociali piuttosto indicativi dell’epoca tardomedioevale italiana in cui i comuni avevano acquisito una particolare importanza con la conseguenza di creare una borghesia, sia commerciale che amministrativa (non dimentichiamo che era un giudice), che aveva una diversa visione del mondo sia rispetto all’antica nobiltà che verso l’apparato teorico e temporale della chiesa.
Va oltre, elevando la donna (vista come impura dalla chiesa) fino a paragonarla ad un angelo, attribuendole cioè un ruolo religioso, metafisico. E, in un ipotetico colloquio con Dio, il quale gli rinfaccia come ciò possa essere considerato un grave peccato, il poeta quasi se ne beffa: non è colpa mia se Tu hai fatto la donna con le sembianze di un angelo del Tuo regno. Io non ho commesso peccato.
Una poesia quindi ricca di articolazioni e di sfaccettature, anche non particolarmente ortodosse, secondo i riferimenti del tempo.