A me pare uguale agli dei

A me pare uguale agli dei

(tr. Quasimodo)


A me pare uguale agli dei
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli

e ridi amorosamente. Subito a me
il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce

Si perde sulla lingua inerte.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue alle orecchie.

E tutta in sudore e tremante
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente.

COMMENTO

“Saffo descrive le folli sofferenze d’amore ogni volta traendo spunto dalla realtà stessa delle circostanze. E dove mostra la sua grandezza? Quando è straordinaria nello scegliere e nel connettere tra loro i momenti più intensi e acuti (….) non resti ammirato di come ripercorre nello stesso tempo l’anima, il corpo, le orecchie, la lingua, gli occhi, la pelle, come se fossero cose a lei estranee, e disperse: e passando da un posto all’altro gela, brucia, è fuori di se, sragiona, è sconvolta dal timore e poco manca che muoia, tanto che sembra provare non una sola ma un groviglio di passioni? Tutto questo, accade a chi ama: ma come dicevo, la scelta dei momenti più intensi e il loro collegamento ha prodotto il capolavoro”. (G. Guidorizzi)

Probabilmente l’occasione per la quale Saffo compone la poesia è un convito nuziale, quindi l’uomo che la donna sta guardando è lo sposo e “pari agli dei” riprodurrebbe una formula augurale connessa alla festa nuziale.
Ci sono due diverse interpretazioni del primo verso che cambiano radicalmente il significato del canto. Quasimodo e Catullo lo tradussero “a me pare simile agli dei” ma se ci si attiene alla versione del testo graco riportata sul trattato “Sublime”, la traduzione diventa “a se stesso pare uguale agli dei”.
Nel primo caso i sintomi descritti da Saffo sarebbero l’espressione di un’ ardente gelosia nei confronti dell’uomo. Nel secondo sarebbe invece evidente la contrapposizione del personaggio maschile che si sente “simile agli dei” e quindi imperturbabile, e lo smarrimento della poetessa, in questo caso, segnalerebbe due modi di amare diversi: l’uno, quello dell’uomo, caratterizzato da sicurezza e, si sarebbe tentati di dire, da impassibilità; l’altro, caratterizzato da sbigottimento e coinvolgimento totale.
Saffo affarma di sentirsi vicina alla morte e descrive i sintomi della passione in un vero e proprio climax che parte dal petto per arrivare al volto. Saffo ci racconta il suo personalissimo modo di amare e lo contrappone a quello del giovane che sta per sposare la sua amata.
Concludendo si può dire che questo canto rappresenta un unicum sia a livello di esperienza amorosa che a livello di tecnica compositiva.