PIPINO III DETTO IL BREVE

PIPINO III DETTO IL BREVE

PIPINO III DETTO IL BREVE


Pipino III detto il Breve (28 novembre 714 – Saint Denis, 24 settembre 768) fu maggiordomo di palazzo di Neustria (741-751) e d’Austrasia (747-751), poi re dei Franchi (751-768). Figlio di Carlo Martello e Rotrude di Trèves, fu padre di Carlomanno I e Carlo Magno.

Venne incoronato re dei Franchi dal papa che, minacciato dall’avanzata dei Longobardi, ne aveva ottenuto la protezione e ricambiò l’aiuto ricevuto da Pipino il Breve con un’incoronazione formalmente illegittima. Carlo Martello, grazie al consolidamento del prestigio dei Pipinidi e al crollo parallelo e definitivo della reputazione dei re Merovingi, spartì il regno fra i suoi figli, come se davvero fosse lui a regnare: assegnò Austrasia, Svevia e Turingia al primogenito Carlomanno; Neustria, Borgogna e Provenza all’altro figlio Pipino il Breve, lasciando Aquitania e Baviera sotto l’autorità congiunta dei due fratelli. Tuttavia questi re di fatto, finché sul trono sedeva il legittimo re merovingio, di diritto erano ancora soltanto maggiordomi di palazzo. Pipino spinse il fratello a ritirarsi in un monastero e tutto il potere restò nelle sue mani. Il potere, ma non ancora il titolo legittimo di re. In questo contesto Pipino si decise a fare il passo fondamentale, inviando a papa Zaccaria degli ambasciatori nel 751 per chiedere l’autorizzazione della suprema autorità spirituale per la deposizione di Childerico III e saggiarne la disponibilità a incoronarlo sovrano. Il papa avallò senz’altro la deposizione dell’ “inetto” sovrano franco, adducendo che l’esercizio del potere effettivo che Pipino aveva certamente in mano, non solo giustificava, ma addirittura esigeva il conferimento della corrispondente autorità formale. Assodata la disponibilità del papa, che proprio in quegli anni era in cerca di alleati contro la minacciosa espansione dei Longobardi verso Roma, Pipino fece rinchiudere il suo signore Childerico III, e si proclamò alla testa del regno al suo posto. La fine del regno dei merovingi fu marcata, secondo la tradizione franca dei “re capelluti”, dalla rasatura che venne imposta a Childerico. Pipino diventò così il primo re dei Franchi carolingi, per prima cosa secondo le tradizioni del suo popolo e in seguito per la Chiesa di Roma. Fu cruciale per la storia europea l’atto, giuridicamente illegittimo, dell’incoronazione papale con legittimazione papale (fino ad allora i re erano stati solo benedetti dal papa, mentre lo status giuridico a regnare doveva provenire dall’unico erede dell’Impero romano, il sovrano bizantino). Sia Pipino stava usurpando un titolo di sovrano “sacrale” verso i Germani, sia il papa si stava arrogando un potere di legittimazione che non aveva fondamento giuridico definito. Ma nella pratica la sacralità del papa compensò la fine della sacralità della dinastia merovingia, inoltre la presenza di un imperatore “eretico” (iconoclasta) come Leone III sul trono di Bisanzio causava un vuoto di potere che il papa aveva già manifestato di volersi arrogare (nacque proprio in quegli anni il documento apocrifo della Donazione di Costantino).  La sua incoronazione avvenne a Soissons con la benedizione del vescovo di Magonza Bonifacio (futuro santo della Chiesa cattolica) nel 752. Iniziò con Pipino anche la cerimonia dell’”unzione” regale con uno speciale olio benedetto, un atto estraneo al mondo germanico o romano, che si rifaceva direttamente all’unzione dei Re d’Israele presente nella Bibbia. In quel periodo nacque probabilmente per analogia anche la leggenda dell’unzione di re Clodoveo con un olio benedetto portato miracolosamente da una colomba all’arcivescovo di Reims san Remigio per volere dello Spirito Santo. La nuova sacralità arrogata dai carolingi era “più alta” della tradizionale sacralità con risvolti pagani arrogata dai merovingi. Papa Stefano II si recò in Francia per chiedere l’appoggio di Pipino, che ricevette con la nomina per sé e per i suoi figli a patrizi romani (cioè protettori di Roma), ed inviò i suoi eserciti in Italia nel 754 e nel 756, sconfiggendo le truppe di re Astolfo dei Longobardi, riconquistando le terre bizantine dell’Esarcato di Ravenna e della Pentapoli, territori che erano finiti sotto il potere del re longobardo Astolfo: si tratta di un’area che va dalle città di Forlì e Ravenna fino ad Ancona. Si impadronì di queste terre, ma ne fece dono al papa anziché restituirle ai bizantini, che protestarono invano contro questo atto di forza. Più ancora che la donazione di Sutri, questo fu il vero inizio di uno Stato della Chiesa. La benevolenza del papato e l’energia dei nuovi sovrani cancellarono presto dalla memoria collettiva qualsiasi ricordo di usurpazione. Da allora, l’esistenza, nel centro dell’Italia, di un solido e ben difeso territorio della Chiesa (il Patrimonio di San Pietro) rese impossibile ogni successivo progetto di unificazione della penisola. Pipino sposò nel 744 Bertrada di Laon, da cui ebbe: * Carlo Magno (742-814), re dei Franchi e Sacro Romano Imperatore * Carlomanno I (751-771), re dei Franchi; * Gisèle (757-810), badessa a Chelles; * Pipino (759-761); * Berta, sposa di Milone d’Angers; * Rothaide; * Adelaide. Pipino morì a Saint-Denis nel 768. Il regno dei Franchi fu spartito tra i due figli: a Carlo, il maggiore, andarono l’Austrasia, gran parte della Neustria e la metà nord-occidentale dell’Aquitania (ossia il nord e l’Occidente della Francia più la bassa valle del Reno); a Carlomanno andarono la Borgogna, la Provenza, la Gotia, l’Alsazia, l’Alamagna, e la parte sud-orientale dell’Aquitania (cioè il sud e l’Oriente della Francia più l’alta valle del Reno).